giovedì, 25 giugno 2009, ore giugno 25, 2009 06:54

Non posso che gioire alla lettura della lettera di Don Farinella che in modo incisivo e netto chiede il redde rationem al cardinal Bagnasco per la sua connivenza con l'immoralità di Berlusconi e del suo governo. Sono convinto che la politica non debba rispondere ai dogmi etici di una confessione religiosa, ma è così appassionata la lettera di Don Farinella nel rilevare l'insanabile contrasto tra il magistero morale della Chiesa e i suoi comportamenti succubi del potere, che quasi mi commuovo. E' questa, secondo me, quella parte dle mondo cattolico che merita rispetto ed attenzione, che costituisce una forza nella società senza cui la ricostruzione morale (e materiale) dell'Italia non sarà possibile.

yudhistira
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martedì, 09 giugno 2009, ore giugno 09, 2009 08:34

Ribadisco.
A distanza di un anno i numeri dicono che il Cavaliere ha perso 3 milioni e rotti di voti. La Lega ne ha conquistati centomila. Il PD, e deve avviare un profondo ripensamento, ha perso 4 milioni di voti, anche se vanno considerati i voti di Pannella e la novità di Sinistra e LIbertà. Di Pietro ha guadagnato un milione di voti.
Alle amministrative si avverte la crisi del PD che non è credibile.
Ma, ripeto, un anno fa Berlusconi è stato votato da 17 milioni di italiani. Quest'anno lo votano in 13 milioni e rotti.
E' un dato importante anche perché, soprattutto le Europee, sono state trasformate in un referendum su Berlusconi. A parte il caso Noemi, lui stesso aveva messo la sua faccia su tutte e cinque le circoscrizioni, da capolista. Ha scommesso su se stesso e gli avversari lo hanno attaccato.
Non ne è uscito bene. Ci saranno delle rese dei conti.
Adesso tocca al PD che non è credibile.
yudhistira
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lunedì, 08 giugno 2009, ore giugno 08, 2009 08:04

Temevo che succedesse qualcosa di irreparabile, che si passasse il punto di non ritorno.Invece ho sentito il primo rassicurante scricchiolio del predellino, il piedistallo del tiranno non è più stabile. Perché tanto ottimismo?Ho fatto un po' di conti basandomi sul numero di votanti (a guardare le percentuali non si capisce mai niente). Confrontando i numeri con quelli delle politiche emergono dei significativi dati di fatto.

1. Il PDL ha perso 2 milioni e novecentomila votanti, quasi tre milioni in meno di persone non hanno più votato il tiranno. La Lega, che sembrerebbe aver fatto bingo, in realtà conferma i suoi 3 milioni di votanti, con qualche arrotondamento in più.In totale la coalizione al governo perde più di tre milioni di voti, vista la debacle della lista Autonomia-La Destra-MPI.

2. Il PD perde 4 milioni di voti. E' un dato positivo: la direzione del partito avrà da fare quella resa dei conti, pena la debacle definitiva, che li aspetta dall'anno scorso. Io faccio il tifo per la Finocchiaro. Adesso è il momento di gettare a mare le zavorre della vecchia politica. L'Italia ha bisogno di un partito che si ponga come alternativa credibile a Berlusconi, il PD non lo è ancora.

Di Pietro guadagna circa ottocentomila voti, arginando la debacle del PD, per cui il centro sinistra rispetto alle elezioni politiche, ci metto anche Pannella-Bonino ovviamente, perde solo (sic!), due milioni e mezzo di votanti.

3. L'UDC rimane stabile, quindi è condannata a questo limbo. In assoluto perde qualche votante, ma quello che conta è che non intercetta i voti in uscita né dal centro destra, né dal centro sinistra. E' un elettorato che non decide, rimane arpionato alla Balena Bianca, anche se è una carcassa.

4. I partiti comunisti rimangono sostanzialmente stabili, ma la loro litigiosità li condanna irreparabilmente alla non rappresentatività: rimarranno anche questa volta fuori dal Parlamento. infatti non superano il quorum anche questa volta. PDCI e Rifondazione per poco non arrivano al quorum, ma ci sarebbero arrivate con lo 0,6 del fantomatico partito comunista dei lavoratori.Anche Sinistra e libertà sfiora il quorum.

Questo dimostra ancora di più la sinistra critica, concepita come un pullulare di liste rissose, è in una crisi terminale.

Sinistra e Libertà, che ha messo in campo uomini e nomi di tutto rispetto, deve fare una scelta chiara. O guardare al PD, ma speriamo profondamente ripensato, o continuare a non esprimere nessuna delle istanze per cui sarebbe nata. Il PDCI-Rifondazione non ha intenzione di guardare al PD, ma pensa che siano gli altri a guardare a loro... aspetta e spera...

C'è un margine di manovra e di ripresa della sinistra non moderata, ma questo margine passa per un ripensamento profondo, passa per l'abbandono degli orpelli del passato, delle litanie e dei luoghi comuni del comunismo. Il risultato deludente delle politiche non è stato un segnale isolato: la sinistra 'estrema' così com'è non piace e non serve a nessuno.

In conclusione.

Dopo un anno di governo più di tre milioni di italiani non vanno a rivotare per Berlusconi. Saranno gli scandali, sarà la delusione per l'incapacità di gestire la crisi. Intanto i nodi al pettine verranno. La Sicilia, 4 milioni di votanti, sta per eruttare gas piroclastici per detonare le tensioni tra Lombardo e parte di AN e parte di Forza italia: non sottovalutare quello che sta accadendo all'Assemblea siciliana! Il Veneto sarà reclamato dalla Lega, che ha buone ragioni per alzare la voce. Le inchieste sui voli di Stato e sulle connection con la famiglia Letizia faranno il loro corso: si ricorda che i Letizia sono anche un nome di un clan affiliato ai Casalesi. Gli inquirenti non potranno incriminare il tiranno, ma faranno un bel casino. Gli Abruzzesi, a meno che non vogliano passare l'inverno nelle tendopoli, verranno a Roma a battere cassa: non varranno più le promesse a vanvera.

Gli anni passano e il trucco con i capelli artificiali e il fotoshop non basteranno a nascondere che il tiranno perde colpi. La situazione internazionale farà il resto: i leader mondiali lo isoleranno sempre più, Obama porterà l'Occidente ad una nuova strategia complessiva, che isolerà ancor di più tiranno e le sue truppe.

L'Europa e tutta la sua eurocrazia ha ricevuto un durissimo colpo. Gli elettori hanno punito con il non voto l'Europa immobile e pletorica, incapace di esprimere una politica comune in qualsiasi campo. Dalla difesa comune, alla politica estera, all'economia, all'immigrazione. Aumentano i voti delle ultradestre e degli euroscettici; questo mette in serie difficoltà la credibilità delle Istituzioni europee: o si accelera sulle riforme, oppure ci si chiede che cosa rappresenti un Parlamento votato da pochi, che cosa rappresentino le politiche europee se queste poi non hanno incisività nel reale.

Gli italiani sono meno sciocchi di quanto si potesse dire.

yudhistira
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domenica, 07 giugno 2009, ore giugno 07, 2009 07:15

Il problema, in Italia non da oggi, non è se destra o sinistra...
Il problema è se i politici decidano di essere organici, conniventi o contrari alla grande criminalità organizzata, allo stato ombra che vive nelle viscere dello Stato reale, ne succhia le energie ma allo stesso tempo ne ha bisogno per viverci dentro come un parassita.
yudhistira
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giovedì, 04 giugno 2009, ore giugno 04, 2009 21:50

Metto qui questo post, prima che lo cancellino.
A dopo i commenti.


di Rosita Praga

A Napoli gli investigatori della Direzione Antimafia stanno indagando sui possibili collegamenti fra Elio Benedetto Letizia, il padre dell'ormai celebre Noemi, e il ceppo che a Casal di Principe ha visto per anni egemone il clan capitanato da Armando, Giovanni e Franco Letizia, gruppo di fuoco del boss Giuseppe Setola, area Bidognetti. Tutti alleati degli Scissionisti di Secondigliano. Qui, nell'attesa di sviluppi giudiziari, proviamo a mettere in fila alcune impressionanti coincidenze, con le tessere di un puzzle che vanno al loro posto una dopo l'altra. Ed un Paese che, se le ipotesi investigative fossero confermate, si troverebbe a dover raccogliere la sfida finale.

Potrebbe suonare solo come un'omonimia, un cognome strano, uguale al nome di una donna. E che ricorre. Poi il cerchio delle coincidenze comincia a stringersi. E prende corpo l'ipotesi che Benedetto Letizia detto Elio, padre dell'aspirante starlette Noemi, lungi dall'essere mai stato autista di Craxi o militante di Forza Italia o qualsiasi altra boutade messa in circolazione, sia originario dello stesso ceppo di Casal di Principe dal quale provengono Franco e Giovanni Letizia, gruppo di fuoco del boss Giuseppe Setola. Lo stesso commando capace di sparare in fronte ed ammazzare sei extracomunitari in un colpo solo per avvertire gli altri che, se si intende trafficare droga in zona, bisogna sottostare alle "regole". E pagare.

Ma chi è veramente Benedetto-Elio Letizia? Da Castelvolturno all'Agro Aversano fino a Secondigliano, molti lo sanno fin dall'inizio di questa storia. Ma non parlano. Tacciono di fronte ai tanti cronisti venuti da ogni parte del mondo. Però a Enrico Fierro, inviato dell'Unità, qualcuno ha detto: lascia stare, su questa storia meglio non metterci le mani. Bolle, scotta. Il cinquantenne Benedetto Letizia, noto finora al Comune di Napoli (dove è in servizio) più che altro per un vecchio inciampo giudiziario - fu arrestato nel '93 nell'ambito di un'inchiesta sulle compravendite di licenze commerciali - per tutti è un uomo tranquillo. E anche la gazzarra di visure camerali e catastali messa su dai giornali, non ha potuto scoprire altro che modesti immobili intestati a Noemi e un paio di società dedite al commercio di profumi. Solo una bufala, allora, la storia della parentela? "Non dimentichiamo - dice un attento osservatore di queste dinamiche - che molto spesso i clan si servono proprio di personaggi 'puliti', o quasi, per tenere i contatti con esponenti delle istituzioni".

A gettare benzina sul fuoco, realizzando la classica "excusatio non petita", sono poche settimane fa alcuni giornalisti del casertano. Ventiquattr'ore di fuoco, quel 19 maggio. Dopo la cattura in Spagna del boss Raffaele Amato, a Secondigliano un blitz porta in manette quasi cento persone ritenute affiliate agli Scissionisti. In nottata arriva l'arresto a San Cipriano d'Aversa del boss Franco Letizia, uno fra i cento latitanti più ricercati d'Italia. E siamo proprio negli stessi giorni in cui, fra gossip e cronaca, i giornali, le tv e il web sono letteralmente invasi da quel nome: Letizia. Alle 12 e 18 in punto nelle redazioni arriva un lancio Ansa. E' firmato dalla giovane corrispondente casertana Rosanna Pugliese: nessuna parentela - si legge - tra l'arrestato Franco Letizia ed il papà di Noemi, lo affermano "gli inquirenti che operano nel casertano". Che bisogno c'era di quella perentoria smentita, a fronte di una notizia mai data? E soprattutto, perche' rifarsi ad un termine generico come "gli inquirenti", senza precisare se si tratta della squadra mobile, della Procura (di Napoli o di Caserta?) oppure di altre forze dell'ordine? Un sito locale, Caserta Sette, non perde l'occasione per rilanciare la non-notizia. E con tono stizzito se la prende con chiunque osi pensare che esista quella parentela.

Mentre scriviamo, alla Voce risulta invece che sono in corso indagini top secret alla Procura di Napoli proprio per accertare il possibile collegamento fra i Letizia di Secondigliano (Benedetto detto Elio, ma anche altri suoi stretti congiunti) e il clan Letizia affiliato ai Casalesi. Un legame che, se fosse accertato, nella "vicenda Papi", spiegherebbe tutto. O quasi. Qualcuno, in Campania ed oltre, sa bene da tempo cosa significa pronunciare alcuni grossi nomi. E perchè, se telefona uno con quel nome, se si spinge fino a chiedere a un leader politico di mostrarsi alla nazione intera, intervenendo ad una festa di paese, lui potrebbe essere costretto ad acconsentire. Ma in ossequio alla ragion di stato sarebbe obbligato a far credere - perfino alla moglie e ai figli - che si tratti d'una storia di corna e minorenni, piuttosto che rivelare al Paese e al mondo la verità.

Scrive Fierro sull'Unità del 22 maggio: "La camorra, soggetto da maneggiare con cura in questa storia. Anche se i tanti set di questo reality non aiutano a tenerla a debita distanza. Secondigliano (il quartiere monstre dove i Letizia hanno alcune loro attività); Portici, la città-quartiere dove vivono Noemi e sua madre, e Casoria, il paesone della festa. In ognuno di questi luoghi i clan hanno un controllo ferreo del territorio. Sanno tutto. Di tutti". In attesa delle conclusioni alle quali giungeranno i pm della Dda, noi qui proviamo a mettere insieme le tessere del puzzle. Che cominciano a combaciare in maniera impressionante. Se risultasse provato il collegamento fra i Letizia, sarebbe allora più realistico immaginare quale sia stato il vero motivo di quell'appuntamento cui il premier, suo malgrado, non poteva mancare, pur avendo cercato con ogni mezzo fin dalla mattina - e poi nelle frenetiche telefonate fatte in quei misteriosi 50 minuti di sosta dentro l'aereo, a Capodichino - di sottrarsi. Alla fine va. E resta per quasi un'ora a colloquio "riservato" - dice chi c'era - con Elio Benedetto Letizia, prima di darsi in pasto ai fotografi.

IL POTERE DI GOMORRA

Troppo forte, il potere d'intimidazione di quella holding multinazionale che, come ci ha raccontato Gomorra, comunica i suoi messaggi attraverso i simboli. L'uomo accusato di essersi portato via la donna di un boss, per esempio, viene crivellato non alla testa o al cuore, ma "mmiez 'e palle"; quello che ha tradito gli accordi, facendo catturare uno del clan, dovrà essere "incaprettato", legato come un capretto sul banco della macelleria, e fatto ritrovare nella posa piu' grottesca e mostruosa che si possa immaginare per un essere umano. Così anche la presenza fisica di una personalità, in certi luoghi ed occasioni, vale più di cento rassicurazioni verbali. Magari arriva a suggello di un condizionamento che durava gia' da mesi. E del quale la bella - e quasi certamente ignara - Noemi non era che un altro "segnale". La sua presenza al fianco del primo ministro (come nell'ormai famoso ricevimento di fine anno a Villa Madama) serviva per affermare all'esterno che il rapporto con gli uomini del napoletano e del casertano stava andando avanti.

Del resto, lo strapotere finanziario raggiunto dalle imprese dei clan camorristici - anche attraverso la presenza di loro vertici nelle logge massoniche coperte - praticamente non ha uguali. Lo ha spiegato poche settimane fa Roberto Saviano agli studenti della Normale di Pisa nel corso di una lezione: nessuna, fra le altre mafie del mondo (russa, cinese o slava che sia) è autonoma rispetto alle cosche italiane. Tutte hanno come modello di partenza Cosa Nostra, 'Ndrine e Camorra. Ma i gruppi esteri non si sono mai del tutto affrancati: sullo scacchiere internazionale, nei paradisi fiscali, per muovere da un capo all'altro dei contimenti denaro, armi, stupefacenti, organi ed esseri umani, devono sempre e ancora in qualche modo "dare conto" ai clan italiani.

Dal punto di vista dell'economia criminale, poi, che interi pezzi dell'Italia siano ormai ricattabili da parte dei clan camorristici, non e' una novita'. Una holding multinazionale, ma pur sempre malavitosa; forze strutturate e uomini che, pur trovandosi ormai a gestire le leve del potere finanziario (il giro di affari delle mafie, secondo uno studio recente di Confesercenti, e' pari a 125 miliardi di dollari l'anno, circa il 7% del Pil nazionale), non rinunciano ai vecchi e collaudati metodi per affermare il loro potere. Un commando di fuoco pronto a sequestrare, a sparare in faccia, tenere in ostaggio magari i figli di un alto esponente politico. Ed e' cosi' che possono maturare, per i posti chiave di governo - ad esempio la presidenza di una strategica Provincia o un sottosegretariato - le nomine di personaggi ritenuti gia' nelle lore stesse zone di origine impresentabili, per i legami con la camorra dei loro uomini più stretti.

MARONI ALLA CARICA

Come s'inscrive, nello scenario che stiamo ipotizzando, l'autentica impennata nella lotta ai clan camorristici impressa nelle ultime settimane da Roberto Maroni, ministro degli Interni, e da Antonio Manganelli, capo della Polizia? "Berlusconi - dice un esperto di intelligence che preferisce restare anonimo - probabilmente sarà presto lasciato al suo destino. Lo dimostra il livello di fibrillazione da cui è stato colto dopo l'episodio di Casoria, gli errori a raffica, le dichiarazioni avventate. A reggere saldamente il timone dello Stato che non si arrende è ora il Viminale, da cui non a caso negli ultimi mesi è partito un pressing senza precedenti nel contrasto ai Casalesi e ai loro alleati, gli Scissionisti di Secondigliano. Operazioni che hanno liquidato quasi interamente il clan Letizia".

L'escalation nella lotta alla malavita organizzata del casertano ha inizio esattamente dopo la strage di Castelvolturno, il 19 settembre dello scorso anno, quando sei nordafricani residenti nella vasta area a rischio della Domiziana, sul litorale di Caserta, vengono massacrati in un raid di camorra teso - si capirà in seguito - a riaffermare il predominio sulla zona del boss dei Casalesi Giuseppe Setola, al cui clan sono affiliati i Letizia.
Appena dieci giorni dopo, il 30 settembre, i Carabinieri del comando di Caserta arrestano gli artefici dell'eccidio. Sono Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo ed il ventottenne Giovanni Letizia, già ricercato per un altro omicidio collegato alla connection politica-rifiuti: quello dell'imprenditore Michele Orsi. I militari li sorprendono in due villini di villeggiatura a Quarto, sempre in zona domizia. "Secondo il pentito Oreste Spagnuolo - scriverà Roberto Saviano - Giovanni Letizia quando uccise Michele Orsi indossava una parrucca e ai piedi aveva un paio di Hogan di tela. Poi gli venne fame e andarono a mangiare con Letizia che aveva ancora le scarpe sporche di sangue ma preferiva pulirle con la spugnetta anziche' buttarle. Quando il suo capo chiese perchè perdesse tempo a lavarle rischiando di essere beccato, Giovanni Letizia gli rispose che Orsi non valeva le sue scarpe".
14 gennaio 2009. In un edificio diroccato di Trentula Ducenta, al confine con il Lazio, finisce la latitanza del boss Giuseppe Setola. Con lui viene fermata la moglie, Stefania Martinelli. Fra il 9 e l'11 marzo la Dda partenopea mette a segno un altro colpo mortale per i Casalesi con l'arresto di altri uomini legati a Franco Letizia, cugino di Giovanni, considerato il reggente del clan. Fra loro anche il trentatreenne Vincenzo Letizia detto 'o schizzato.
3 aprile 2009. La Mobile di Caserta arresta Armando Letizia, 56 anni. Considerato elemento di spicco del clan, Armando e' zio di Giovanni Letizia e padre del latitante Franco. Il cerchio si stringe intorno a quest'ultimo, che sara' tratto in manette il 19 maggio. Ma quella domenica 26 aprile, il giorno dell'arrivo di Berlusconi a Casoria per il compleanno di Noemi, un'altra e più rilevante cattura forse è già nell'aria. All'alba del 29 aprile la Direzione Investigativa Antimafia di Napoli sorprende Michele Bidognetti, fratello del boss Francesco Bidognetti (detenuto al 41 bis eppure ancora in grado - secondo gli inquirenti - di impartire ordini), ma soprattutto parente del collaboratore di giustizia Domenico Bidognetti.

Un gruppo criminale strettamente collegato a quello dei Setola e, quindi, ai Letizia. "Una storia - fanno notare in ambienti giudiziari del casertano - che puzza lontano un miglio di rifiuti. Non va dimenticato che per i Bidognetti questa è stata sempre una fra le più lucrose attività. E che molte operazioni messe a segno recentemente dalle forze dell'ordine nascono dalle rivelazioni su quel maleodorante business rese da una gola profonda del settore come Gaetano Vassallo". Senza contare, su tutto, la presenza degli imprenditori-camorristi del settore rifiuti Michele e Sergio Orsi: il primo ucciso proprio per mano del clan Letizia quando era in procinto di collaborare con la magistratura. Il secondo, arrestato nell'ambito di un'operazione anticamorra di febbraio scorso, era invece stato prosciolto nel 2007 da analoghe accuse. Al suo fianco, come penalista, c'era l'avvocato Ferdinando Letizia dello studio Stellato di Santa Maria Capua Vetere. Casertano, 35 anni, Ferdinando Letizia è anche consigliere comunale a Castelvolturno e capogruppo della lista "Liberamente", sul cui sito internet si esaltano le gesta del leader Silvio Berlusconi. Il colpo inferto ai trafficanti di rifiuti con l'apertura dell'inceneritore di Acerra, il timore di perdere gli appalti da milioni di euro che ruotano intorno all'affare munnezza, potrebbero insomma essere fattori non del tutto estranei al clima rovente delle ultime settimane.

IL MILAN? ALL'OLIMPIA

Ma torniamo ai segnali. A quegli avvenimenti forse solo in apparenza "curiosi" che avevano preceduto la famosa sera del 26 aprile. Quella domenica a giocare sul campo del San Paolo c'era stata l'Inter. Ma il 22 marzo a Napoli per una sfida di campionato era sbarcato il Milan. Che per la prima volta aveva abbandonato i consueti, sfavillanti hotel del lungomare partenopeo con vista sul golfo, per andare ad alloggiare in una delle più desolate periferie dell'hinterland: Sant'Antimo, Hotel Olimpia. Terra di inceneritori, ecoballe e Cdr. Al confine col triangolo della morte Nola-Marigliano-Acerra. Comune, Sant'Antimo, due volte sciolto per infiltrazioni camorristiche. Area infestata da sversamenti illegali di materiali tossici. E non lontana da quell'Agro Aversano da cui trae le sue origini il gruppo Setola-Bidognetti-Letizia.

L'Hotel Olimpia rientra nell'impero economico della famiglia Cesaro, che in zona possiede anche l'unico presidio sanitario disponibile per uno fra i territori piu' densamente popolati d'Italia, il Centro Igea, ed una serie di altre lucrose attivita'. Leader della famiglia è Luigi Cesaro, deputato Pdl, candidato in pole position per la presidenza della Provincia di Napoli. Sui suoi pregressi legami coi clan della zona si soffermava a lungo (come la Voce ha ricordato nel numero di maggio scorso) la relazione di fuoco redatta dai commissari prefettizi inviati a Sant'Antimo dopo lo scioglimento per camorra del 1991.

Ecco i passaggi chiave. "I collegamenti di taluni degli amministratori con la malavita organizzata - clan Puca e Verde - si estrinsecano attraverso rapporti di parentela e/o cointeressi in attivita' economiche e patrimoniali". "La cointeressenza in attività economiche si coglie soffermandosi sugli accordi in materia di appalti fra i clan di Pasquale Puca ed il clan Verde, che operano rispettivamente attraverso le cooperative 'La Paola' e 'Raggio di Sole', addivenendo in tal modo ad una spartizione dei settori dell'economia locale. Della Cooperativa 'Raggio di Sole' è socio il consigliere comunale Antimo Cesaro unitamente ai fratelli Raffaele (legale rappresentante) e Luigi". Ancora: "Lo stesso consigliere Aniello Cesaro risulta citato a comparire dalla Autorità Giudiziaria in ordine a molteplici attivita' estorsive messe in atto da Pasquale Puca, capo dell'omonimo clan camorristico operante in Sant'Antimo e Casandrino; risulta avere in atto procedimenti per truffa, interesse privato in atti d'ufficio, omissione in atti d'ufficio e peculato". Diciannove anni dopo, di Luigi Cesaro (e del suo "gemello" politico Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia), parla Gaetano Vassallo, come ricorda l'Espresso in un'inchiesta di settembre 2008. E qui tornano le coincidenze. Perchè se le verbalizzazioni del pentito dovessero trovare conferma, a favorire l'attivita' imprenditoriale dei Cesaro non sarebbe stato un clan qualsiasi. Ma il gruppo di Francesco Bidognetti, alias Cicciotto 'e mezzanotte.

IL BOOMERANG

"Sto pensando di riferire in aula sul caso Letizia. Ma ci devo riflettere". 23 maggio. E' appena scoppiato il caso Mills (la condanna per corruzione dell'avvocato David Mills, che tira il ballo lo stesso premier) e siamo a poche ore da un altro storico annuncio di analogo tenore: "riferirò alla Camera sulla vicenda Mills". Perchè, allora, mentre tutti parlano di Mills, lo stesso Cavaliere torna a porre l'accento sulla storia dei suoi rapporti con Noemi Letizia e la sua famiglia? La risposta potrebbe stare tutta in una ricostruzione dei fatti che comincia a circolare a Napoli. E che trae spunto da quelle mezze frasi dette "col cuore in mano" prima dal papà di Noemi ("il mio rapporto con Berlusconi? Preferisco non approfondire, siamo legati da un segreto"), poi dalla mamma Anna Palumbo: "non chiedetecelo, non possiamo dire di più...". Dopo la valanga di stridenti contraddizioni abbattutasi sul resoconto che lo stesso Cavaliere aveva voluto rendere negli studi di Porta a Porta (dalla bufala del Benedetto Letizia autista di Craxi, subito sbugiardata dal figlio dell'ex leader socialista Bobo, alle secche smentite di Franco Malvano e Fulvio Martusciello che addirittura - aveva detto il premier a Bruno Vespa - gli erano stati segnalati quella sera da Letizia), ora lo staff del presidente deve mettere a punto una versione inattaccabile. E se colpisse anche i sentimenti, se saltasse fuori una storia di buona sanità, meglio. E' partita così la caccia di alcuni cronisti alle notizie d'agenzia di quel maledetto 29 luglio 2001 quando l'appena diciannovenne Yuri Letizia, fratello di Noemi che in quel periodo prestava servizio militare, perse tragicamente la vita a bordo di una Fiat punto andatasi a schiantare contro gli alberi sulla Salaria. E' stato un articolo di Francesco Lo Sardo sul quotidiano Europa a gettare in campo l'ipotesi: "pare sia stato dopo questa tragica morte - scrive il 15 maggio - che, in qualche modo e per qualche speciale ragione, si sia cementato il legame tra il signor Elio Letizia e Silvio Berlusconi". La ricostruzione potrebbe essere già pronta: "Prima - fa sapere il premier - li lascio andare avanti, perchè così si mostrano per quello che sono. E sarà un boomerang tale che si vergogneranno, e perderanno consenso e la stima degli elettori, perchè in questa vicenda tutto è più che pulito".

NOTE


*da Micromega

yudhistira
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martedì, 02 giugno 2009, ore giugno 02, 2009 20:42

Leggendo i commenti, alcuni in un goffo inglese, all'articolo del Times di Londra (Cade la maschera del clown) mi vengono in mente un po' di cose.

Prima fra tutte che gli italiani si odiano. Un dato di fatto è che Berlusconi ha diviso irrimediabilmente il paese, e questo veleno rimarrà per decenni e decenni. Del resto ci azzuffiamo ancora sull'eredità del fascismo.

Uno che dà del 'coglioni' a chi non lo vota, non può pretendere di essere amato da chi non lo vota.

Berlusconi non è il presidente del Consiglio di tutti gli italiani, ma solo di quelli che lo osannano come i suoi giornalisti: sia quelli direttamente al soldo della famiglia Berlusconi, sia quelli ormai nominati da lui a casa sua: i TG Rai sono ormai asserviti.

E' deprimente leggere di questi cittadini italiani che si scambiano messaggi in inglese sul sito del Times, rovesciandosi odio a vicenda.

Tutto nasce dalla scelta,e dall'errore che lo porterà alla rovina insieme al paese tutto, che si può governare schiacciando una parte del paese. Un paese moderno progredisce tutto, e sfrutta le energie di tutti, che sono già insufficienti a farlo galleggiare nei momenti di crisi. Invece lui e i suoi scagnozzi hanno deciso che si può fare a meno di una parte del paese e anzi, governare contro di essa: gli elettori dell'opposizione, i magistrati e quanti non stanno al suo gioco.

Il paese in queste condizioni affonda.

Naturalmente non me la prendo con quelli che lo votano, il fatto è che l'informazione politica è totalmente sbilanciata a suo favore, i mezzi di informazione danno una visione distorta e pilotata della realtà. Lui ha una schiera di giornalisti prezzolati pronti a prefabbricare scandali, interviste, gossip, scoop e quant'altro per assecondare il suo piano, criminale, di rimbecillire ad oltranza l'opinione pubblica.

Solo due esempi che ci danno la prova del fatto che siamo scivolati in regime dittatoriale.

I suoi abili artigiani dell'informazione hanno trasformato la sua intervista con la CNN in uno spot elettorale e poi l'hanno passato alla Rai ormai addomesticata. In questo filmato si può vedere come al servizio originario della CNN sia stato aggiunto un simbolo elettorale che trasforma la sua intervista di 'discolpa' in un tranquillo comizio. http://www.youtube.com/watch?v=BbF8WBIYq4U

Sembra poco, ma questo fa capire come l'informazione sia totalmente manipolata e filtrata dalla schiera di leccaculo assoldati dal tiranno.

Così oggi uno dei servizi dedicati alla ricorrenza della festa della Repubblica è diventato uno spot elettorale in cui Berlusconi viene acclamato dalla gente e scherza con un bambino, Francesco, sulla sua festa di compleanno. La Rai asservita ha dedicato ben 45 secondi ad una scena che non ha altro scopo che quello di redimere la faccia del Leader dal gossip del caso Letizia.

Allo stesso tempo le pur sparute notizie di contestazioni a Berlusconi, per esempio in Abruzzo, a Palermo, da Confindustria e a Firenze, non vengono mai riprese, ma – la massimo – vengono riassunte dal mezzobusto di turno.

Anche quando il tiranno cadrà, e spero accada quanto prima, le tossine del veleno che han messo in circolo rimarranno per molti decenni.

yudhistira
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martedì, 05 maggio 2009, ore maggio 05, 2009 21:15

Senza tentennamenti.

Al referendum del 21 giugno dobbiamo andare e votare convintamente sì.

Il fatto che certe cicale facciano bordello o minaccino di rovesciare il tavolo, vuol dire che è proprio il caso di votare sì.

Penoso e patetico il tentativo della Lega di tirare fuori un decreto che aggiusti a suo favore la legge elettorale, sospetta e ridicola è la scusa che, se passasse il sì, si consegnerebbe tutto il potere a Berlusconi. Ma loro non ci stanno al governo insieme? E perché scoprono adesso che Berlusconi diventerebbe un pericolo? Ricordo che l'anno scorso, prima delle elezioni, gli appelli ad una riforma elettorale prima del voto sono stati scientemente ignorati proprio dalla Lega che adesso, opportunamente, si prodiga per un decreto.

Se temono Berlusconi e suoi superpoteri, perché non si decidono ad far approvare una legge sul conflitto d'interessi?

Ancora più ridicoli gli allarmi che vengono dall'estrema sinistra. Fecero cadere il governo Prodi I, da cui poi scaturirono, come in un gioco di matriosche: D'Alema, Amato e poi il beneamato Berlusca. Non contenti si sono divisi regalandoci pure i Comunisti Italiani, la cui differenza da Rifondazione ancora mi sfugge. Non ancora satolli hanno terremotato il governo Prodi II (che però è stramazzato con il colpo di grazia di Mastella), e si sono frantumati ancora, sempre per questioni di distillazione dell'ideologia, dando origine ai ferreriani e ai vendoliani (ignoro le denominazioni ufficiali dei rispettivi partiti).

Colpo di scena, adesso si riuniscono ai Comunisti Italiani di Diliberto... per superare lo sbarramento del 4%, e gridano tutti insieme al pericolo di una dittatura, se passasse il sì al referendum.

Ma temevano Berlusconi perché hanno tirato la corda così tanto con i governi Prodi?

Bene sta facendo il PD ad appoggiare il referendum. Basta con i partiti che si arrogano il diritto a fare da aghi della bilancia, che fanno valere i loro voti per guadagnarsi posizioni, poltrone e capricci, ai quali i partiti più votati devono sottostare, pena la caduta del governo. Una bilancia con troppi aghi è una bilancia sballata, che non serve a niente, non certamente alla democrazia.

Non nego che un Berlusconi con i superpoteri faccia paura, ma il problema è che un paese civile dovrebbe garantirsi delle regole democratiche di governabilità ed un equilibrio dei poteri, a prescindere da chi governa o da chi potrebbe governare.

Che Berlusconi rappresenti una minaccia per la democrazia, l'ho detto e spiegato più volte su questo blog. Ma il fatto è che Berlusconi è un'anomalia comunque: sia con questa legge elettorale, sia se passasse il sì. In un paese civile, comunque, un premier non potrebbe essere padrone di aziende, né magnate dell'informazione, a meno che non vogliamo prendere ad esempio paesi come la Tailandia, dove, per altro, un dittatore televisivo l'hanno mandato a gambe all'aria...

yudhistira
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lunedì, 30 marzo 2009, ore marzo 30, 2009 14:10

Ho deciso che in questo blog pubblicherò solo post di cose positive, di ciò che si 'muove' e dà, o sembra dare, speranza.
Ormai ho sviscerato abbastanza la meschinità di questa classe dirigente, e ci sarebbero tanti altri misfatti da dire, ma questa è una cosa che fanno persone che hanno una maggiore preparazione di me.
Voglio invece dire le cose dalle quali si può ricominciare, come il bellissimo intervento della militante del PD, di cui ho inserito il video nel post precedente.
Oggi voglio invece dire che Franceschini mi piace proprio.
Ha inziato bene a sollecitare Berlusconi sulla crisi ed a ricordare il problema dei licenziamenti e della disoccupazione. Ha fatto bene a smascherare la pagliacciata della (finta) candidatura alla europee di Berlusconi, che vi parteciperà solo perché ha paura che il suo partito, senza la sua faccia di bronzo, non vale un soldo di cacio.
Ha fatto bene, Franceschino, a sostenere la protesta delle forze dell'ordine che andranno al G8, senza i soldi per la missione, e dovranno pagare di tasca propria le spese di trasferta. Vedi questo articolo.
Bene così.
Ogni tanto qualcosa si muove, e diciamolo!!!
yudhistira
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giovedì, 26 marzo 2009, ore marzo 26, 2009 07:06

Sono sparito per un po', perché superindaffarato come so fare bene.
Vi lascio un piccolo video per rifarsi gli occhi, le orecchie ed il cuore.
Si tratta del contributo di una giovanissima militante del PD (Debora Serracchiano), apparso su Youdem.
Se c'è gente così nel PD, qualcosa mi dice che qualche speranza c'è ancora.

yudhistira
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domenica, 22 febbraio 2009, ore febbraio 22, 2009 09:18

Pubblico qui la mia risposta ad un post di Rouge, perché non volevo intasare i commenti al suo blog con un intervento troppo lungo. E poi volevo dare visibilità a questo nostro dibattito, perché tocca questioni importanti.

Scriveva Rouge:

R. permettimi di dissentire sul fatto che la sinistra si sia sfaldata solo per conto suo.

Certo ci ha messo del buono per farlo, ma la spallata finale gliela data il buon Uolter, dopo aver giubilato Prodi,annunciando di voler correre da solo "ma anche" con Radicali e Idv.

La sinistra mi devi dire che cosa era prima delle elezioni. Un pulviscolo di partiti litigiosi che si erano già in disaccordo, nonostante avessero una stessa sigla. Comunisti italiani, Rifondazione, Verdi, ecc... erano un contenitore inaffidabile, un pentola a pressione pronta a scoppiare.

Infatti dopo le elezioni sono andati ognuno per conto proprio e si sono pure frammentati ulteriormente. Quindi non ci vedo niente di strano se Veltroni ha deciso di non venire a patti con questa sinistra, quella che ha terromotato il governo Prodi, anche se il colpo di grazia glielo ha dato materialmente Mastella. Ricordo che un governo Prodi, in passato, l'hanno già fracassato da soli quelli di Rifondazione.

E' stata la conclusione di un giochetto cominciato parecchi anni prima, cioè spingere al bipartitismo per spartirsi quel che resta del Paese.

Il bipartitismo avrà pure i suoi difetti ma 50 anni e più di partitini che stanno nel mezzo e si fanno un giro di Waltzer con l'uno o con l'altro, ricattando i partiti maggiori a suon di ministeri, credo che sia uno spettacolo indecente, che non ha nulla a che fare con le ideologie. E' quello che accadeva all'interno del pentapartito e poi dei governi di centrosinistra e centrodestra, e mi chiedo perché continuare con questa musica. Se la sinistra ha qualcosa da dire ancora a questo paese non poteva essere la bagarre e la rissa continua offerta durante l'ultimo governo Prodi.

Io non credo che "sinistra" sia diventata una parola vuota, e con me credo ci sia ancora parecchia gente....

Se è diventata parola vuota, è colpa di chi la 'sinistra' la sbandiera per avere quel minimo di consenso che gli permette di fare i propri comodi in parlamento. Lo so che la sinistra vuol dire valori, uguaglianza: il valore dello stato di diritto, del pubblico, ecc...

Ma i partiti oggi sono solo dei contenitori per arraffare il consenso popolare, con l'uso spregiudicato dei mezzi di comunicazione.

Il problema oggi non è la sinistra o la destra o il centro... Oggi in Italia c'è un deficit di democrazia, c'è un monocrate a capo di un partito che gestisce personalmente, padrone della quasi totalità dei mezzi di informazione, c'è un governo che comanda a suon di spot elettorali e trovate sensazionalistiche che poi vengono rilanciate dalla grancassa dell'informazione governativa.

Se c'è una soluzione a tutto questo vorrei sapere qual è. E quale soluzione ha proposto la sinistra, con quale credibilità? Veltroni ci ha provato, ma gli hanno fatto lo scarpe appena dopo averlo scelto alle primarie. La sua idea del partito si scontrava con le vecchie beghe di palazzo, le mire sotterranee, gli inciuci. Non dimentichiamoci dei favori fatti da D'Alema alle TV di Berlusconi, quando D'Alema era al governo. Non hai visto che spettacolo indecente c'è stato con la questione della RAI?


Col PD da che parte si va? Coi "ma anche" pacati e sereni, da che parte si va?
E che ne so. L'idea era che la parte migliore dell'Italia potesse raccogliere sotto la stessa bandiera sia quelli che hanno dei valori laici e progressisti, riformisti, sia quella parte del mondo cattolico che è impegnata nel sociale e che ha una vera sensibilità sociale. Invece nel PD hanno avuto visibilità la parte peggiore del cattolicesimo. In Italia senza un'alleanza tra cattolici 'intelligenti' e riformisti, progressisti, ambientalisti non c'è speranza. La sinistra si accontenta di fare 'testimonianza', di portare qualcuno in piazza ogni tanto, di far sventolare un po' di bandiere rosse.

La sinistra, cioé i 4-5 partiti che la compongono, sono interessati solo alla loro sopravvivenza in quando 'partito' di opinione.

Ma le soluzioni ai problemi? Come uscire da questa crisi?

Quello che non mi convince più è che prima di trovare una soluzione reale e concreta ai problemi si pensa al fardello dell'ideologia. Prima l'ideologia e poi le soluzioni. Ma siamo sicuri poi che le soluzioni ai problemi reali debbano prima fare i conti con le ideologie?

E quale ideologia? Esiste un'ideologia di sinistra? NO.

Ci sono i vendoliani, i ferreriani, i cossuttiani, i troskisti, i dilibertiani, i verdi...

La sinistra come ce l'hai in mente tu non esiste più. Ci sono le 'prime donne' di partito che coalizzano intorno a sé consensi, potere, posizioni, relazioni.

La sinistra ideale a cui credi, ed a cui ho creduto, sta solo nella nostra mente. Nel paese reale, nei rappresentati reali c'è invece un'idea distorta della politica, una concezione baronale del consenso, che serve solo a garantire le proprie chiappe sul velluto del Parlamento.

E' finita da tempo l'epoca di Berlinguer, in cui il leader non era una faccia telegenica, ma un vero e proprio rappresentante delle masse. Adesso la politica è questione di facce.

E' la trappola in cui siamo caduti da quando c'è Berlusconi in politica. Abbiamo cercato di demolire la sua faccia, accettando di abbassare la politica al gioco dell'audience, e ci siamo cascati dentro per bene. Il problema non è Berlusconi, ma quello che un'analisi marxista elementare avrebbe individuato di primo acchito: è il blocco di poteri forti, la coalizione di interessi di certe classi sociali, gli interessi cementati di una borghesia cialtrona, che evade il fisco e che ha le palle piene di stato sociale e tutele sindacali, di meridionali e immigrati.


Mi sembrava che le intenzioni di Veltroni fossero buone. Peccato che ha ceduto da subito terreno alle frange cattoliche, poi ai radicali, poi a.... Berlusconi.

Non ha ceduto. Infatti come si fa a cedere sia ai cattolici che ai radicali? E' proprio questo il punto: non poteva tenere insieme gente che vuole usare la visibilità personale per attirare i consensi, ma senza proporre niente di positivo. I radicali sono stati disonesti, così come i cattolici che si sono fatti sentire nel PD sono quelli che brandiscono la Bibbia, perché pensano di portarsi a presso gli elettori di centro. Proposte politiche zero: è solo per questioni di appartenenza che ci si schiera. Vedi il voto sul decreto salva Eluana: Rutelli avrebbe votato con il governo!!!
Per concludere, se Berlusconi si autodistruggesse credo che staremmo meglio tutti quanti, al di là di chi governa.

E già, un pensierino ce l'ho fatto pure io! Ma il problema è proprio questo. La vecchia analisi marxista della società dovrebbe farti capire che Berlusconi non è solo una faccia, ma una strategia, un'alleanza conservatrice con una politica ben precisa di gestione del consenso a favore di una borghesia irresponsabile e cialtrona. La vera disintegrazione di Berlusconi, quella come si deve, sarebbe un sonoro calcione assestato in mezzo alle natiche da parte della gente, degli elettori, da parte del POPOLO. Questa si che sarebbe la fine di Berlusconi E del berlusconismo, che è di gran lunga peggio.

yudhistira
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